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		<title>&#8220;La paura e l&#8217;inganno&#8221;: presentazione libro di P. Arlacchi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francysblendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[Dietro l’apparenza c’è un mondo migliore. Un mondo migliore che si sta realizzando grazie alla collaborazione di chi crede nella possibilità di una società non violenta, i cui veri nemici sono la paura e l’inganno. “La paura e l’inganno” è il titolo del saggio che Pino Arlacchi ha presentato il 17 aprile presso l’European Language [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=17&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dietro l’apparenza c’è un mondo migliore. Un mondo migliore che si sta realizzando grazie alla collaborazione di chi crede nella possibilità di una società non violenta, i cui veri nemici sono la paura e l’inganno.</p>
<p>“La paura e l’inganno” è il titolo del saggio che Pino Arlacchi ha presentato il 17 aprile presso l’European Language School di Bitonto. Nell’ambito del dibattito organizzato per l’occasione con i ragazzi della scuola sono intervenuti anche il Preside Stefano Milillo, il docente di lettere Mario Sicolo, l’Assessore all’Istruzione Antonio Giammarelli e il Vicesindaco Domenico Damascelli.</p>
<p>Pino Arlacchi, sociologo calabrese e esperto di livello mondiale sul tema della sicurezza, oggi insegna sociologia all’Università di Sassari. Amico personale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è stato uno degli ideatori della strategia antimafia degli anni Novanta. Ha alle spalle due legislature nelle fila del PDS e ha redatto il progetto esecutivo della DIA. Tra i vari incarichi ricoperti in campo internazionale, è stato direttore generale dell’ufficio ONU a Vienna e soprattutto Sottosegretario Generale dell’ONU, tra il 1997 e il 2002.</p>
<p>“La paura e l’inganno”, a dispetto del titolo, è un libro sulla pace: un saggio di “sociologia storica”, come lo ha definito il suo autore, che viene dopo i tanti studi sulle guerre che si sono succeduti nei secoli.</p>
<p>Il motivo di tale scelta è da cogliere nel fatto che sempre di più l’umanità tende alla pacificazione e al rifiuto della violenza. Arlacchi ha citato alcuni dei dati statistici esposti nel saggio a sostegno della sua ottimistica tesi sulle dinamiche storiche future. A livello planetario, le guerre mondiali sono scomparse, i conflitti internazionali limitati a ristrette aree, le guerre civili ridotte e circoscritte a poche zone. L’ultima grande dittatura del Novecento, il Comunismo, è crollato in modo del tutto pacifico, contrariamente alle previsioni di molti. A livello nazionale, le ultime due generazioni di italiani conoscono la guerra solo tramite i racconti dei genitori e dei nonni. La grande piaga della penisola, la criminalità organizzata, non viene più percepita come invincibile ed eterna, ma, anzi, è stata duramente ridimensionata. Anche gli atti di violenza isolati – come omicidi e stupri – sono in netto calo. Tutto questo perché l’uomo nel corso dei secoli ha maturato una coscienza e una mentalità sempre più avversa alla violenza. Di conseguenza, a una società assoggettata e rassegnata alla violenza, se ne è sostituita un’altra che ha progressivamente isolato i soggetti violenti, che oggi, proprio per la loro esiguità, salgono alla ribalta delle cronache.</p>
<p>E proprio in questa distorsione dell’immagine del mondo provocata dal sistema informativo, secondo Arlacchi, sta il limite di un’umanità propensa alla pace, ma ancora troppo divisa per poterla affermare definitivamente. Le forze contrarie, invece,  pur esigue, sono coordinate e tendono a creare nel mondo divisioni, paure e conflitti. Forze politiche disfattiste o corrotte, forze economiche e forze mediatiche che informano, o piuttosto dis-informano, in modo appositamente ingannevole.</p>
<p>Il meccanismo, del resto, è semplice: partendo da un presupposto politico, religioso o ideologico, si divide la società, creando dapprima paura e poi odio nei confronti di chi appare diverso. Per dominare e ottenere consensi da una società in preda alla paura e al rancore è sufficiente propagandare una qualche soluzione a un problema creato ad hoc e in realtà inesistente. “Divide et impera” dicevano i latini. E molti, nel corso della storia, hanno colto appieno questo terribile insegnamento: l’inganno e la paura, appunto.</p>
<p>Ma nella società, sottolinea Arlacchi, le cose stanno cambiando. Abolite la schiavitù e il colonialismo, i tempi sarebbero maturi per l’abolizione legale anche della guerra. La nascita dell’ONU prima e dell’UE poi sono stati i primi basilari passi. L’Europa ha acquisito per prima, nel mondo occidentale,  una mentalità di pace, oggi sempre più condivisa anche in America. In questa direzione, l’elezione di Barak Obama alla Presidenza degli Stati Uniti rappresenta una tappa fondamentale: egli, con le sue aperture, sta contribuendo ad abbattere i falsi miti delle “forze del male”, come Cuba o l’Iran. Falsi miti creati a causa di un sistema mediatico largamente ingannevole e propenso a creare allarmismi, esagerando la realtà. Quella realtà che, invece, oggi e in futuro, darà ragione a chi prevede un ulteriore miglioramento dei rapporti internazionali e l’affermazione della pace su scala mondiale.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di aprile 2009</em></p>
<p align="right">Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Presentazione libro sui riti della Settimana Santa</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:28:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni popolo, da sempre, si riconosce attorno a una propria identità, fatta di tradizioni che, in determinati momenti, permettono di superare le diversità e di sentirsi parte attiva di una cultura specifica. Per i bitontini, uno di questi momenti è la Settimana Santa, da secoli incentrata sui riti che rievocano la Passione e Morte di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=15&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni popolo, da sempre, si riconosce attorno a una propria identità, fatta di tradizioni che, in determinati momenti, permettono di superare le diversità e di sentirsi parte attiva di una cultura specifica.</p>
<p>Per i bitontini, uno di questi momenti è la Settimana Santa, da secoli incentrata sui riti che rievocano la Passione e Morte di Gesù. Riti che vengono seguiti ogni anno con incredibile coinvolgimento dalla popolazione cittadina, capace di affascinare sé stessa e i turisti con i suggestivi scenari delle processioni che attraversano la città vecchia e le strade del centro cittadino, illuminate solo da fiaccole.</p>
<p>Il Comune di Bitonto ha deciso di promuovere intensamente questo forte legame tra la popolazione e la sua cultura tradizionale: la “bitontinità” va diffusa e esportata, facendo leva sugli enormi patrimoni storici e folkloristici della città, che sicuramente affascinano chi viene da fuori.</p>
<p>Si inserisce in questo progetto l’adesione del Comune di Bitonto all’iniziativa dell’Associazione Culturale Opera di Molfetta di esportare le tradizioni religiose pugliesi sia in Italia che all’estero. Con questo scopo, è stato pubblicato il libro “Settimana Santa in Puglia”, che descrive i riti e le tradizioni dei comuni pugliesi che vi hanno aderito.</p>
<p>La presentazione del testo è avvenuta giovedì 2 aprile nell’atrio della Cattedrale, in apertura del concerto del maestro Simone Mezzapesa. Sono intervenuti, tra gli altri, due dei collaboratori bitontini al progetto dell’Associazione Opera: l’Assessore con delega al Turismo Ennio Vacca e l’editore di Bitontotv Franco Cambione. Quest’ultimo, ricordando il contributo offerto dal preside Pasquale Procacci e dalla dott.ssa Carmela Minenna (autrice dei testi del capitolo su Bitonto), ha sottolineato anche l’apporto che il suo sito internet fornisce alla promozione territoriale della nostra città. Grazie alla trasmissione in diretta, infatti, molti eventi della Settimana Santa sono entrati nelle case dei non bitontini o dei bitontini che vivono fuori città, anche all’estero.</p>
<p>Uscire dai confini della Puglia e dell’Italia è uno degli obiettivi dell’Associazione Opera: lo ha affermato il suo presidente, Gaetano Armenio, che proprio per questo ha voluto che il libro “Settimana Santa in Puglia” venisse anche tradotto in inglese.</p>
<p>Il capitolo su Bitonto presenta una breve introduzione alla città e una descrizione delle processioni del Venerdì  di Passione, dei Misteri e del Venerdì Santo, corredata dalla storia delle Arciconfraternite di Maria SS. del Rosario e di S. Maria del Suffragio. Pregevoli e intense le fotografie, che ritraggono alcuni dei monumenti simbolo della città e dei riti della Settimana Santa bitontina.</p>
<p>In apertura e in chiusura della presentazione, è stata sottolineata l’importanza delle tradizioni bitontine legate al periodo pasquale nel quadro della promozione del turismo religioso in Puglia. Concetti espressi dall’Assessore Vacca e dal Vicesindaco Damascelli: voci di un’amministrazione comunale che ha messo ai primi posti lo sviluppo turistico della città, con inevitabili e positive conseguenza anche sul piano economico.</p>
<p><em>Non pubblicato</em></p>
<p align="right"> Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Incontro sul tema della sicurezza organizzato dal PD</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francysblendo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tema della sicurezza deve essere oggetto di riflessione e di proposte attive che vedano la collaborazione tra le diverse forze politiche, e non un mero strumento di campagna elettorale.  E’ questa la tesi fondamentale emersa dall’incontro che il Circolo Territoriale di Bitonto del PD ha organizzato il 30 marzo al Teatro Traetta. L’evento ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=13&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tema della sicurezza deve essere oggetto di riflessione e di proposte attive che vedano la collaborazione tra le diverse forze politiche, e non un mero strumento di campagna elettorale.  E’ questa la tesi fondamentale emersa dall’incontro che il Circolo Territoriale di Bitonto del PD ha organizzato il 30 marzo al Teatro Traetta. L’evento ha visto la partecipazione di autorevoli voci della politica locale e nazionale, quali i senatori Giovanni Procacci, Gianrico Carofiglio e Luigi De Sena. L’incontro, introdotto dal coordinatore del PD Bitonto, Angelo Mancazzo, è stato l’occasione per un confronto tra il Partito Democratico e i cittadini di Bitonto, sensibili a un tema tanto delicato, come quello della sicurezza.</p>
<p>Il punto di partenza è stata la constatazione  delle lacune dell’amministrazione Valla, nel contrastare la delinquenza, nonostante l’ordine pubblico sia stato uno dei baluardi della campagna elettorale dell’attuale sindaco, soltanto un anno fa. A fronte di una microcriminalità dilagante, infatti, a poco serve il dispiegamento di forze dell’ordine con pochi mezzi a disposizione , o l’attuazione di sole misure repressive.</p>
<p>Il tutto completato dal fatto che uno dei maggiori responsabili della tutela della legalità , il comandante dei vigili urbani, risulta privo dei requisiti di trasparenza e credibilità  necessari per il suo ruolo, essendo inquisito e rinviato a giudizio.</p>
<p>In una tale situazione, secondo il sen. Procacci, il silenzio della cittadinanza e dell’opposizione sarebbe una tacita complicità alla mancanza di un reale progetto sulla sicurezza. Si andrebbe così ad approfondire, anziché ridurre, quella che Procacci definisce la “dualità” bitontina: due città, una moderna e sviluppata, l’altra disagiata e abbandonata. Due città che raramente riescono a comunicare, viste anche le esigue risorse che il bilancio di programmazione 2009 – 2011 destinerà ai servizi sociali e di prevenzione.</p>
<p>La prevenzione è la parola chiave che riassume in sé la proposta del PD per una migliore tutela dell’ordine pubblico. La repressione, infatti, soprattutto quella affidata alle cosiddette “ronde”, recentemente legalizzate, non sarebbe sufficiente ad arginare un problema cronico della società italiana: un problema che le sole forze di polizia non hanno i mezzi e le possibilità di risolvere. Per questo, secondo Angelo Mancazzo, è necessaria una “concertazione strategica” che veda l’azione coordinata di Stato, Regioni, Comuni, forze dell’ordine e istituzioni scolastiche.</p>
<p>Con l’intervento del sen. Procacci, la questione si è allargata subito dal piano locale a quello nazionale. In particolare, il senatore democratico insiste sui costi eccessivi delle misure di repressione istituite dall’attuale governo e punta l’attenzione sulla possibilità di una concreta opera di rieducazione alla legalità. A cominciare dalle scuole: le aree definite “a rischio” sono state individuate, ma manca, nella recente riforma scolastica, l’istituzione di insegnanti specializzati nella devianza giovanile, come invece accade in Francia.</p>
<p>Su una linea fortemente critica nei confronti del governo Berlusconi si è espresso anche il sen. Carofiglio, magistrato della DDA di Bari, membro della Commissione Giustizia del Senato e scrittore di successo. A suo parere, le misure repressive approvate dal governo non fanno altro che rendere ancora più difficile la vita di chi già è emarginato: basti pensare a provvedimenti come la schedatura dei clochards e il reato di immigrazione clandestina. A queste “crociate contro i poveracci”  non fa riscontro altrettanta severità  per i reati più gravi. Carofiglio cita un paio di esempi, tratti dalla recente legge sulle intercettazioni.  Innanzi tutto la limitazione a utilizzare le intercettazioni nei soli casi in cui ci siano concreti e gravi elementi indiziari nei confronti di una persona in particolare. Ovvero, quasi mai in caso di omicidio. E ancora: le riprese video sarebbero utilizzabili solo previa autorizzazione del magistrato. Il che le renderebbe inutilizzabili se, per esempio, una ragazzina venisse violentata in una piazza di una qualsiasi città. Anche di una di quelle città del Nord, in cui la Lega, cavalcando l’onda del problema sicurezza, ha fatto incetta di voti nelle elezioni del 2008.</p>
<p>I modelli da imitare, secondo Carofiglio, sono altri, più lontani. A New York, all’inizio degli anni Novanta, si riuscì a passare dal massimo al minimo storico di crimini violenti, grazie al Capo della Polizia della Metropolitana che decise i suoi interventi sulla base di un’attenta analisi del contesto sociale da cui proveniva gran parte della delinquenza.</p>
<p>E’ proprio l’analisi del contesto sociale e il recupero degli ambienti più svantaggiati che potrebbe limitare la criminalità nel nostro territorio.  Anche Carofiglio sottolinea la necessità di un’azione congiunta, in questa direzione, tra società e forze dell’ordine. Per la prima, il senatore riprende la teoria criminologia americana delle “finestre rotte”, che spiega l’assuefazione della società a fenomeni di devianza non denunciati e non contrastati. Le forze di polizia, dal canto loro, hanno pochi mezzi, ma potrebbero fare loro comodo, tanto per fare un esempio, i circa 500 milioni di euro che lo stato risparmierebbe se fissasse in una sola data le prossime elezioni.</p>
<p>Un potenziamento reale delle forze dell’ordine consoliderebbe la posizione di leader mondiale dell’Italia nella lotta alle attività mafiose. Parole, queste, del sen. Luigi De Sena, ex prefetto di Reggio Calabria nel periodo successivo all’omicidio Fortugno. De Sena parla di una “nuova questione meridionale”, incitando le quattro regioni della “convergenza” (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia) a un migliore utilizzo dei fondi strutturali nell’ambito di progetti di prevenzione dei fenomeni di devianza. In questo, a suo parere, la Puglia gode di un vantaggio dovuto al particolare fermento della sua classe imprenditoriale ed economica. Ma è la politica, sottolinea De Sena, a doversi prendere l’impegno di un progetto concreto per la sicurezza, che coinvolga associazioni, scuole, sindacati e mondo socio – economico.</p>
<p>Particolarmente intenso il dibattito seguito alle dichiarazioni dei relatori sul palco. Tra gli altri sono intervenuti l’ex sindaco Nicola Pice, il consigliere comunale Francesco Ricci e alcuni insegnanti delle scuole bitontine. Questi ultimi, sentendosi parte in causa nel tentativo di educare i giovani in un’ottica di prevenzione,  hanno sottolineato come l’istruzione oggi debba affrontare la concorrenza negativa della televisione e delle riforme che, secondo alcuni,  rischiano di incentivare la dispersione scolastica.</p>
<p><em>Non pubblicato</em></p>
<p align="right"> Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Convegno sulla riforma scolastica</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:24:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno sguardo sul futuro della scuola italiana, così come prevista dalla riforma Gelmini, è stato l’argomento di discussione della seconda serata del convegno sulle istituzioni scolastiche svoltosi 17 e 18 marzo. L’incontro, tenutosi nella Sala degli Specchi del Palazzo Comunale, è stato introdotto dal presidente dell’Associazione Docenti, Nicola Fiorino Tucci, e moderato dal professor Saverio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=11&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno sguardo sul futuro della scuola italiana, così come prevista dalla riforma Gelmini, è stato l’argomento di discussione della seconda serata del convegno sulle istituzioni scolastiche svoltosi 17 e 18 marzo. L’incontro, tenutosi nella Sala degli Specchi del Palazzo Comunale, è stato introdotto dal presidente dell’Associazione Docenti, Nicola Fiorino Tucci, e moderato dal professor Saverio Ancona. Protagonisti della serata i docenti che hanno dato vita a interventi in cui esprimevano il loro punto di vista sulla riforma scolastica, analizzando i probabili effetti, positivi e negativi, che questa potrà avere sul sistema educativo italiano. In particolare, sono stati chiamati a intervenire un docente per ogni ordine di scuola.</p>
<p>La prima relatrice, l’insegnate di scuola primaria di primo grado, Marianna Carrara ha ripercorso la storia recente della scuola italiana e delle molte riforme ideate e attuate solo in parte. A partire dal 1985, infatti, i vari governi che si sono succeduti hanno provato a rinnovare l’istituzione scolastica: dapprima il progressivo abbandono della “monoclasse” con maestra unica, che ha portato all’organizzazione a modulo (D.L. 148/1990) e all’introduzione di nuove discipline; poi la riforma Moratti (D.L. 59/2004) che istituì il cosiddetto “docente tutor” e il “portfolio studenti”, mai entrati in vigore; quindi gli interventi del ministro Fioroni che in parte bloccarono le precedenti riforme. Per finire con il D.L. 133/2008, la famosa riforma Gelmini che si propone di reintrodurre il maestro unico. Un ritorno al passato, quindi, che, secondo la professoressa Carrara, non può essere un’innovazione.</p>
<p>Si andrebbero a perdere, in questo modo, tutti i progressi fatti nella scuola primaria a partire dalla legge del 1990: una riforma che, nonostante le difficoltà iniziali di adattamento da parte dei docenti, ha avuto in seguito indubitabili effetti positivi. La presenza di più insegnanti ha permesso infatti, da un lato, ai bambini, di confrontarsi con più figure di riferimento, e dall’altro, ai docenti, di applicare un sistema autenticamente interdisciplinare, ottimizzando anche i tempi di programmazione, grazie alle ore di compresenza.</p>
<p>Tutto ciò, con la reintroduzione del maestro “tuttologo” sparirebbe, andando a discapito di docenti e alunni. Anziché costoro, al centro dell’attenzione della riforma Gelmini, secondo la professoressa Carrara, c’è una questione puramente economica. Non si spiegherebbero diversamente il taglio al PIL destinato alla scuola e una riorganizzazione che porterà ad avere migliaia di docenti in esubero (1.300 solo nella scuola primaria pugliese). Meno classi, più bambini per classe, taglio dei tempi e riduzione degli insegnanti saranno realtà dal primo settembre prossimo, quando il D.L 133/2008 entrerà in vigore. Una legge che, però, di fatto, è già stata bocciata dalle famiglie: solo il 3% ha scelto per  l’anno prossimo le 24 ore settimanali, a fronte del 56% che ha preferito le 30 ore e del 34,6% che ha voluto le 40 ore (Circolare n°4, 15/1/2009).</p>
<p>Sarebbe stato diverso, ha affermato Marianna Carrara, se fossero stati interpellati i docenti, i veri attuatori delle innovazioni volute dal mondo politico. Docenti ai quali, invece, troppo spesso non è stato dato il tempo di analizzare e comprendere le riforme: gli stessi docenti che sono stati accusati  di strumentalizzare i genitori e i bambini nel periodo delle proteste contro il D.L. 133.</p>
<p>Sulla stessa lunghezza d’onda è apparso l’intervento della professoressa Lucia Naglieri, insegnante di lettere di una scuola secondaria di primo grado. Anche lei, con acuta ironia, ha ripercorso gli stravolgimenti recenti della scuola italiana, dal “Concorsone” voluto dal ministro Berlinguer alle “3 I” della riforma Moratti, dagli interventi del ministro Fioroni, giunti sempre ad anno in corso, fino alla Gelmini. </p>
<p>D’accordo sul fatto che la scuola italiana necessita di cambiamenti profondi, la professoressa Naglieri non è parsa fiduciosa sulle innovazioni volute dall’attuale ministro. L’introduzione di nuove materie (Cittadinanza e Costituzione) si scontrerebbe con la riduzione del monte ore. Il tanto propagandato potenziamento dell’inglese sarebbe possibile solo in mancanza di insegnanti della seconda lingua straniera. La ricerca di una maggiore qualità dell’istruzione farebbe a pugni con l’affollamento delle classi, di 27-30 alunni ciascuna, e con il taglio di molti insegnanti.</p>
<p>Tutto ciò non porterà, secondo la relatrice, a risolvere il cronico problema della dispersione scolastica, che in Italia presenta dati lontani anni luce dai parametri di Lisbona decisi dall’UE. Al contrario, la riforma Gelmini non aiuterà i ragazzi più svantaggiati dal punto di vista socio-culturale a colmare il loro gap. In compenso, le scuole pubbliche, avviate a diventare delle fondazioni sovvenzionate da privati, “faranno cassa”: ma, citando una delle frasi conclusive della presentazione della professoressa Naglieri, “la scuola non è un’azienda, non deve fare cassa: (…) deve costruire l’identità storico-culturale”.</p>
<p>Di tutt’altro parere si è dimostrato l’intervento del professor Francesco Gaudimundo, insegnante di lingua del Liceo Scientifico. “La scuola è un corpo malato” che va cambiato, altrimenti “si affossa il Paese”. Se l’unica speranza per il futuro sono i ragazzi, allora è necessaria una riforma “alunnocentrica”. Una riforma che, a parere del relatore, aiuti i docenti a fare acquisire ai giovani una maggiore consapevolezza: quella consapevolezza che è mancata ai ragazzi che, presenti alle manifestazioni autunnali contro il ministro Gelmini, non si sono visti, secondo il professor Gaudimundo, “quando la protesta è diventata impegno”. Quella stessa consapevolezza che molto spesso manca ai tredicenni nel momento di scegliere la scuola superiore.</p>
<p>La riforma Gelmini andrebbe a risolvere questo problema, riorganizzando la scuola superiore in modo più elastico e spezzando via tutte le “sperimentazioni selvagge” del recente passato.</p>
<p>Pur sapendo di incontrare molti dissensi tra il pubblico in sala, il professor Gaudimundo ha difeso alcuni dei provvedimenti inseriti nella riforma. Innanzitutto il tentativo di creare delle sinergie tra l’insegnamento dell’ultimo anno di scuola superiore e quello universitario, al fine di concepire il percorso formativo come un “unico” anziché come “segmenti a sé stanti”.  Ha rivendicato l’utilità del voto in condotta, per la possibilità  di “fare una fotografia del disagio scolastico”, al di là del valore punitivo. Ha sottolineato il fine meritocratico di permettere l’accesso all’esame di Stato solo a chi abbia saldato tutti i debiti formativi e della possibilità di accelerare i tempi per gli studenti migliori.</p>
<p>Soprattutto, ha puntato l’attenzione sul miglioramento qualitativo che la scuola avrebbe grazie, per esempio, all’insegnamento in inglese di materie non linguistiche, che aprirebbe ai ragazzi italiani la possibilità di collaborare con gli studenti stranieri, più preparati dei nostri.</p>
<p>Per l’innovazione, ha concluso il prof. Gaudimundo, sono però necessari maggiori fondi: soldi al momento irreperibili, poiché quasi tutto il budget destinato alla scuola è impiegato per gli stipendi dei docenti e del personale scolastico. Da qui, l’invito rivolto a tutti a evitare gli atteggiamenti “pseudo-sindacalizzanti” e di entrare nel merito delle riforme.</p>
<p>A partire dalle parole del professor Gaudimundo, si è animato un breve, ma intenso dibattito, a tratti anche nervoso, tra il pubblico presente. Un pubblico, in realtà, inferiore alle attese, come evidenziato in apertura con disappunto dal professor Tucci, ma comunque interessato a manifestare le proprie idee. In generale si è rimarcato l’aspetto prevalentemente economico della riforma Gelmini. A tal fine sarebbero infatti indirizzati, secondo gli interventi degli insegnanti che hanno preso la parola, i tagli alle scuole tecnico-professionali: tagli sia di fondi che di ore, che non si conciliano con le necessità di un tipo di scuola fortemente dipendente dalle attività di laboratorio.</p>
<p>Nel dibattito è intervenuto , infine, il sindaco Raffaele Valla che, sottolineando l’”eccellenza” che ha sempre contraddistinto la scuola bitontina, ha assicurato il costante appoggio dell’amministrazione alle necessità dei docenti e ha ricevuto la richiesta, da parte del professor Tucci, di impegnarsi per l’istituzione di un quinto Circolo Didattico.</p>
<p><em>Pubblicato parzialmente sul numero di marzo</em></p>
<p style="text-align:right;"> Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Pugliese nel mondo 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:23:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ bitontino il vincitore del premio “Pugliesi nel Mondo” 2008. Si tratta di Domenico Amorisco, artefice di una brillante carriera politica che lo ha portato, da quasi trent’anni, a rivestire la carica di primo cittadino in diversi comuni della regione che lo ha accolto, il Piemonte. Dopo essere stato sindaco di Valmala tra il 1980 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=9&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ bitontino il vincitore del premio “Pugliesi nel Mondo” 2008. Si tratta di Domenico Amorisco, artefice di una brillante carriera politica che lo ha portato, da quasi trent’anni, a rivestire la carica di primo cittadino in diversi comuni della regione che lo ha accolto, il Piemonte.</p>
<p>Dopo essere stato sindaco di Valmala tra il 1980 e il 1985, Amorisco ha sostenuto quattro mandati consecutivi a Brossasco, lungo tutto l’arco del ventennio 1985 – 2004. Attualmente è il primo cittadino di un’altra località della provincia di Cuneo, Casteldelfino, presso Saluzzo.</p>
<p>La cerimonia di premiazione si è tenuta a Bari, sabato 18 ottobre, nell’elegante cornice della sala convegni dell’Hotel Mercure – Villa Romanazzi Carducci. La “Convention con premiazione”, organizzata dall’Associazione Pugliesi nel Mondo e patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha visto la consegna al nostro concittadino di un doppio premio: una pergamena di riconoscimento e una borsa contenente un prodotto tipico dell’artigianato pugliese, un prezioso piatto di ceramica artistica realizzato a Grottaglie. Alla consegna del premio è intervenuto, oltre al presidente dell’Associazione Pugliesi nel Mondo, Giuseppe Cucito, anche un altro nostro illustre conterraneo che si è distinto professionalmente in Piemonte, ovvero il presidente della Confindustria di Asti, Francesco De Gennaro.</p>
<p>In precedenza, nel 2003, Domenico Amorisco era stato insignito anche della Medaglia d’Oro e del Diploma di Benemerenza per i suoi ventitré anni consecutivi da sindaco nel cuneese. Quello di “Pugliese nel Mondo” è però, se non il primo, sicuramente il più sentito riconoscimento per Domenico Amorisco. Un premio ricevuto dalla “piccola Patria che non ti ha dimenticato e che porterai sempre nel tuo cuore”, come recita la pergamena consegnatagli a Bari.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di gennaio</em></p>
<p align="right"> Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Presepe di San Gaetano e restauro Madonna del Parto</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francysblendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[Si moltiplicano le iniziative nell’ambito della chiesa di san Gaetano. L’antica e storica confraternita di san Giuseppe, ricostituita grazie all’impegno di alcuni volenterosi confratelli ebbe già il merito di riaprire, anni fa, la seicentesca chiesa di piazza Cavour e di attivare una serie di nuove iniziative culturali, che hanno ricevuto recentemente nuovo slancio in seguito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=7&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si moltiplicano le iniziative nell’ambito della chiesa di san Gaetano. L’antica e storica confraternita di san Giuseppe, ricostituita grazie all’impegno di alcuni volenterosi confratelli ebbe già il merito di riaprire, anni fa, la seicentesca chiesa di piazza Cavour e di attivare una serie di nuove iniziative culturali, che hanno ricevuto recentemente nuovo slancio in seguito alla nomina di don Franco Rotondo a rettore della chiesa.</p>
<p>L’ultima di queste iniziative, in ordine di tempo, è stata l’allestimento del presepe posto alla base dell’altare. Apparentemente semplice, costituito solo dalla scena della Natività, il presepe voluto da don Franco e dalla confraternita presenta invece diversi elementi d’interesse.</p>
<p>Innanzi tutto, la Madonna e San Giuseppe non sono le due classiche statuine del presepe. San Giuseppe è la statua che solitamente si trova sull’altare maggiore della chiesa di San Gaetano, mentre Maria è la settecentesca Madonna del Parto, la cui storia ripercorre tre secoli di un culto tipicamente bitontino.</p>
<p>Realizzata a Napoli su commissione dell’intagliatore Pedace nel XVIII secolo, la Vergine del Parto conservata a Bitonto è infatti unica nel suo genere in tutta la zona del Nord Barese. Pur non essendo diffuso nell’area regionale, il suo culto è però fortemente radicato nella nostra città: invocata nei secoli da molte giovani spose, la sua immagine si trova ancora oggi effigiata in antichi santini xilografici conservati in vecchie abitazioni, dove una volta si allestiva un altarino con la lampada ad olio e una Madonna del Parto incorniciata e posta sui comodini, in occasione della sua festa, che ricorre il 2 febbraio.</p>
<p>La statua attualmente conservata in San Gaetano era, fino a pochi anni fa, custodita nella chiesetta medievale di San Silvestro, nel cuore della città vecchia. Qui era affidata alle cure dell’Associazione di Canto e Ballo Popolare “Re Pambanelle”, che nel 2000 si preoccupò di reperire i fondi necessari al restauro della Madonna del Parto. Si occuparono del rifacimento dell’abito le suore del monastero delle Vergini, abili nel salvare gli antichi ricami dorati  del vecchio vestito. La scultura lignea, danneggiata dall’usura del tempo, fu invece restaurata dalle esperte mani di Dino Fioriello. Da qualche mese, la Madonna del Parto ha trovato definitiva ospitalità proprio nella chiesa di san Gaetano, grazie ancora una volta all’impegno della confraternita di san Giuseppe.</p>
<p>Un altro motivo di interesse per il presepe di San Gaetano è rappresentato dal messaggio che don Franco Rotondo ha voluto apporre alle spalle della Natività: “Per primo il Signore ci ha amati”. Si tratta di una citazione dell’abate Guglielmo di Saint – Thierry. Nel suo trattato <em>La contemplazione di Dio</em>, l’abate spiega, ricorrendo a numerosi riferimenti al <em>Vecchio</em> e soprattutto al <em>Nuovo</em> <em>Testamento</em>, come e perché Dio abbia deciso di amarci per primo, facendo in modo che anche noi lo amassimo. Un amore già preannunciato in tempi antichi, per mezzo dei profeti, che è divenuto ancora più esplicito duemila anni fa, con l’incarnazione del Suo Figlio. Gesù, venuto al mondo per amarci e per insegnarci a fare lo stesso, non ha imposto, bensì semplicemente stimolato questo sentimento: imporre vuol dire togliere la libertà e dove non c’è libertà non vi è neppure giustizia. Quella giustizia e quella libertà che Gesù, invece, ci ha donato, attraverso il dono, o meglio il sacrificio, di sé stesso sulla Croce. Un sacrificio che, come dice il significato stesso del nome Gesù, Salvatore, ha salvato l’umanità dai peccati. Il messaggio riportato nel presepe di San Gaetano vuole essere quindi una guida non solo per il periodo natalizio, ma per tutta la vita dell’umanità.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di gennaio</em></p>
<p style="text-align:right;"> Francesco Sblendorio</p>
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		<title>Manifestazioni Natale 2008 &#8211; Mostre di presepi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francysblendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[  L’arte del presepe è in mostra a Bitonto. Le principali iniziative che fino all’Epifania permetteranno di ammirare le più varie creazioni presepistiche in diversi punti della città sono inserite nel programma Natale 2008 del Comune di Bitonto. L’8 dicembre è stata inaugurata la 2° Rassegna del Presepio Artigianale ed Artistico, presso la chiesa della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=5&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>L’arte del presepe è in mostra a Bitonto. Le principali iniziative che fino all’Epifania permetteranno di ammirare le più varie creazioni presepistiche in diversi punti della città sono inserite nel programma Natale 2008 del Comune di Bitonto.</p>
<p>L’8 dicembre è stata inaugurata la 2° Rassegna del Presepio Artigianale ed Artistico, presso la chiesa della Madonna dell’Annunziata. A promuovere l’iniziativa è la sottosezione bitontina dell’Associazione Amici del Presepio, in collaborazione con l’Oratorio Parrocchiale San’Egidio. L’esposizione, nata con finalità turistiche, religiose e culturali, mette in mostra una ventina di presepi provenienti da tutta la provincia di Bari e da alcune zone del materano, oltre ad alcuni diorami: sorta di “scene teatrali” che ricostruiscono ognuna un momento del racconto evangelico, quali ad esempio l’Annunciazione e il Miracolo dei Pani e dei Pesci.</p>
<p>L’autore di alcune di queste opere è Michele Margini, illustre presepista bitontino, premiato negli ultimi anni con diversi riconoscimenti per la partecipazione a esposizioni e mostre: un terzo posto nel 2007 in occasione di un concorso tenutosi a Verona e un premio nel 2006 per gli effetti speciali vinto ad Altamura sono i fiori all’occhiello di una carriera da artista del presepe che ha portato Margini, da un paio d’anni, a organizzare corsi di arte presepistica anche nelle scuole. Quest’anno, in particolare, si sono impegnate nel suo progetto le maestre della scuola primaria Cassano e precisamente le insegnanti Rina Bellino, Chiara de Bartolo, Maria Emanuela Modugno, Giovanna Pastoressa, Francesca Perrone, Concetta Pietrolonardo e Rocchina Scalzitti.</p>
<p>Oltre a collaborare con le maestre e i bambini della scuola Cassano, Michele Margini ha realizzato due presepi in mostra presso <em>U’ccdeur</em>, in via le Vergini. Il locale, di proprietà del signor Giuseppe Ricatti, ospita ormai da diversi anni una mostra di fotografie della città vecchia donate dal  “da Bitonto”, un allestimento di attrezzi tipici della tradizionale vita pastorale e agricola, oltre a due presepi di Michele Margini. L’uno, più grande, mostra diversi momenti dei primi anni di Gesù Bambino; l’altro, più piccolo, presenta un’ambientazione del tutto particolare: la Natività, infatti, è rappresentata all’interno della ricostruzione di tre luoghi simbolo della città di Bitonto, quali la piazza della <em>Frisola</em>, il Torrione Angioino e Porta Baresana.</p>
<p>Alla stessa idea, quella di affiancare passato e presente, vicino e lontano, si è ispirato Francesco De Gennaro nella realizzazione del suo presepe artigiano nella sede del Comitato Feste Patronali, in piazza Cavour. La parte centrale presenta un’attenta ricostruzione degli ambienti medio – orientali di duemila anni fa; alle spalle della Natività, invece, si possono ammirare le riproduzioni dei monumenti simbolo di Bitonto e dei macchinari tipici dei mestieri tradizionali e artigianali, eredità della cultura contadina e popolare della nostra città.</p>
<p>Il presepio de <em>U’ccdeur</em> è inserito nel percorso di attrazioni natalizie ideato e coordinato dall’Associazione Borgo Antico (ABA), che si è occupata di allestire le illuminazioni nelle strade della città vecchia e di organizzare il presepe vivente che, nei giorni 21, 23 e 27 dicembre e 6 gennaio, si potrà ammirare presso il chiostro della chiesa di San Domenico, ove si svolgerà  anche uno spettacolo di canti natalizi con gli alunni della scuola primaria Nicola Fornelli.</p>
<p>Un altro presepe vivente potrà essere ammirato il 23 dicembre, presso la sede dell’Associazione Anatroccolo: l’animazione sarà affidata a trampolieri, mangiafuoco e scultori di palloncini coordinati dal gruppo “Omnia” Music &amp; Therapy.</p>
<p>Sempre nel progetto dell’ABA è inserito il presepe allestito in via Amedeo a cura del signor Gaetano Robles e dei residenti della zona, aperto dal 6 dicembre al 6 gennaio: si tratta di un presepe tradizionale, fino all’anno scorso realizzato in casa e quest’anno promosso ad attrazione natalizia, che ospiterà anche le visite di alcuni alunni delle scuole primarie e dell’infanzia.</p>
<p>Parallelamente all’ABA, un’altra associazione della città vecchia, il gruppo <em>Re Pambanelle</em>, si è attivato per l’organizzazione di manifestazioni folkloristiche nel periodo natalizio. Dopo l’Omaggio Floreale alla Madonna tenutosi l’8 dicembre e il Falò di Santa Lucia il 13, l’associazione ha inaugurato il giorno 18 il presepe allestito nella cappella Rogadeo, presso la Biblioteca Comunale. Si tratta di un tradizionale presepe napoletano, che mostra una particolare cura nella realizzazione dei personaggi, in terracotta con vestiti in stoffa e in cartapesta.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di dicembre</em></p>
<p style="text-align:right;">Francesco Sblendorio</p>
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		<title>DON TONINO BELLO</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 10:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francysblendo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli "da Bitonto"]]></category>

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		<description><![CDATA[  La cultura come mezzo necessario per conquistare la libertà, individuale e di un popolo, e per accettare le diversità in un’ottica di arricchimento di una civiltà. E’ questo il messaggio chiave del pensiero di Don Tonino Bello, a cui lo studioso Agostino Picicco ha recentemente dedicato il libro I roghi accesi dal maestro. Don [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=fsmynews.wordpress.com&amp;blog=8532079&amp;post=3&amp;subd=fsmynews&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>La cultura come mezzo necessario per conquistare la libertà, individuale e di un popolo, e per accettare le diversità in un’ottica di arricchimento di una civiltà. E’ questo il messaggio chiave del pensiero di Don Tonino Bello, a cui lo studioso Agostino Picicco ha recentemente dedicato il libro <em>I roghi accesi dal maestro. Don Tonino Bello, Vescovo</em>. La presentazione del lavoro di Picicco è avvenuta venerdì 14 novembre, presso il Palazzo di Città, patrocinata dall’associazione FIDAPA, dalla fondazione Basilica – Santuario dei Santi Medici e dal Gruppo Amatoriale Teatrale <em>U’ Seppunde</em>. L’incontro, introdotto dal Sindaco Raffaele Valla e concluso dal rettore della Basilica dei Santi Medici Don Ciccio Savino, ha vissuto i suoi momenti culminanti con gli interventi dell’editore Renato Brucoli, del poeta Michele Muschitiello, dello stesso Agostino Picicco e di Angela Bufano, presidente della sezione bitontina dell’associazione FIDAPA.</p>
<p>Nella sua relazione, Angela Bufano ha messo in risalto l’attenzione che Don Tonino Bello riservava alla cultura e alla formazione dei giovani. E’ solo con questi strumenti, infatti, che è possibile costruire un mondo di libertà, intesa nelle sue più varie accezioni: libertà dalla paura, dalla violenza, dall’intolleranza verso le culture diverse dalla nostra, dalla miseria e dal falso valore della ricchezza.</p>
<p>Animato da questa speranza di potere trasformare la realtà, Don Tonino incentivava i giovani a studiare, a indagare il passato per potere comprendere l’umanità e migliorare il futuro e a vivere il lavoro come una forza liberatrice.</p>
<p>Per fare ciò, è necessario non fermarsi a una lettura superficiale di tutto il patrimonio che gli intellettuali del passato ci hanno trasmesso: anzi, occorre “illuminare i sentieri oscuri” e dare voce alla propria creatività e senso artistico.</p>
<p>Il tutto deve avvenire in un’ottica cristiana, in cui la fede porti a identificare, nella conoscenza del passato e della cultura, i segni evidenti dell’attuazione del disegno di Dio. Pensare in chiave cristiana, però, per Don Tonino Bello, non vuol dire chiudersi nelle proprie convinzioni religiose, bensì guardare il mondo in termini di globalità, avvicinare le altre culture senza pretendere di annetterle, ma realizzando con esse una sintesi di valori. Realizzare, insomma, quello che fecero Pietro e gli altri apostoli che “non violentavano la cultura di nessuno, ma entravano nella cultura degli altri popoli e tutti li ascoltavano nella loro lingua”.</p>
<p>La predicazione di Don Tonino non rimaneva fatta solo di parole, ma entrava nella quotidianità, in ogni aspetto della vita, sia religiosa che laica. Il suo progetto partiva, infatti, dalla formazione cristiana, attraverso la preparazione dei catechisti e l’organizzazione di corsi di riflessione sulla Sacra Scrittura, e accompagnava la vita quotidiana delle nuove generazioni. Un occhio particolare Don Tonino lo riservava ai ragazzi dei quartieri emarginati, costretti a un’esistenza laboriosa e umile che, prima degli altri, necessitavano di un’educazione improntata alla speranza in un futuro conforme al disegno divino. Lo stesso Don Tonino scelse per sé uno stile di vita semplice, in mezzo alla gente, alla quale voleva trasmettere la cultura che lui riteneva un bene essenziale per ogni uomo, al pari della salute, della casa, del lavoro.</p>
<p><em>Pubblicato sul numero di dicembre</em></p>
<p style="text-align:right;">Francesco Sblendorio</p>
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