“La paura e l’inganno”: presentazione libro di P. Arlacchi luglio 22, 2009
Posted by francysblendo in Articoli "da Bitonto".trackback
Dietro l’apparenza c’è un mondo migliore. Un mondo migliore che si sta realizzando grazie alla collaborazione di chi crede nella possibilità di una società non violenta, i cui veri nemici sono la paura e l’inganno.
“La paura e l’inganno” è il titolo del saggio che Pino Arlacchi ha presentato il 17 aprile presso l’European Language School di Bitonto. Nell’ambito del dibattito organizzato per l’occasione con i ragazzi della scuola sono intervenuti anche il Preside Stefano Milillo, il docente di lettere Mario Sicolo, l’Assessore all’Istruzione Antonio Giammarelli e il Vicesindaco Domenico Damascelli.
Pino Arlacchi, sociologo calabrese e esperto di livello mondiale sul tema della sicurezza, oggi insegna sociologia all’Università di Sassari. Amico personale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è stato uno degli ideatori della strategia antimafia degli anni Novanta. Ha alle spalle due legislature nelle fila del PDS e ha redatto il progetto esecutivo della DIA. Tra i vari incarichi ricoperti in campo internazionale, è stato direttore generale dell’ufficio ONU a Vienna e soprattutto Sottosegretario Generale dell’ONU, tra il 1997 e il 2002.
“La paura e l’inganno”, a dispetto del titolo, è un libro sulla pace: un saggio di “sociologia storica”, come lo ha definito il suo autore, che viene dopo i tanti studi sulle guerre che si sono succeduti nei secoli.
Il motivo di tale scelta è da cogliere nel fatto che sempre di più l’umanità tende alla pacificazione e al rifiuto della violenza. Arlacchi ha citato alcuni dei dati statistici esposti nel saggio a sostegno della sua ottimistica tesi sulle dinamiche storiche future. A livello planetario, le guerre mondiali sono scomparse, i conflitti internazionali limitati a ristrette aree, le guerre civili ridotte e circoscritte a poche zone. L’ultima grande dittatura del Novecento, il Comunismo, è crollato in modo del tutto pacifico, contrariamente alle previsioni di molti. A livello nazionale, le ultime due generazioni di italiani conoscono la guerra solo tramite i racconti dei genitori e dei nonni. La grande piaga della penisola, la criminalità organizzata, non viene più percepita come invincibile ed eterna, ma, anzi, è stata duramente ridimensionata. Anche gli atti di violenza isolati – come omicidi e stupri – sono in netto calo. Tutto questo perché l’uomo nel corso dei secoli ha maturato una coscienza e una mentalità sempre più avversa alla violenza. Di conseguenza, a una società assoggettata e rassegnata alla violenza, se ne è sostituita un’altra che ha progressivamente isolato i soggetti violenti, che oggi, proprio per la loro esiguità, salgono alla ribalta delle cronache.
E proprio in questa distorsione dell’immagine del mondo provocata dal sistema informativo, secondo Arlacchi, sta il limite di un’umanità propensa alla pace, ma ancora troppo divisa per poterla affermare definitivamente. Le forze contrarie, invece, pur esigue, sono coordinate e tendono a creare nel mondo divisioni, paure e conflitti. Forze politiche disfattiste o corrotte, forze economiche e forze mediatiche che informano, o piuttosto dis-informano, in modo appositamente ingannevole.
Il meccanismo, del resto, è semplice: partendo da un presupposto politico, religioso o ideologico, si divide la società, creando dapprima paura e poi odio nei confronti di chi appare diverso. Per dominare e ottenere consensi da una società in preda alla paura e al rancore è sufficiente propagandare una qualche soluzione a un problema creato ad hoc e in realtà inesistente. “Divide et impera” dicevano i latini. E molti, nel corso della storia, hanno colto appieno questo terribile insegnamento: l’inganno e la paura, appunto.
Ma nella società, sottolinea Arlacchi, le cose stanno cambiando. Abolite la schiavitù e il colonialismo, i tempi sarebbero maturi per l’abolizione legale anche della guerra. La nascita dell’ONU prima e dell’UE poi sono stati i primi basilari passi. L’Europa ha acquisito per prima, nel mondo occidentale, una mentalità di pace, oggi sempre più condivisa anche in America. In questa direzione, l’elezione di Barak Obama alla Presidenza degli Stati Uniti rappresenta una tappa fondamentale: egli, con le sue aperture, sta contribuendo ad abbattere i falsi miti delle “forze del male”, come Cuba o l’Iran. Falsi miti creati a causa di un sistema mediatico largamente ingannevole e propenso a creare allarmismi, esagerando la realtà. Quella realtà che, invece, oggi e in futuro, darà ragione a chi prevede un ulteriore miglioramento dei rapporti internazionali e l’affermazione della pace su scala mondiale.
Pubblicato sul numero di aprile 2009
Francesco Sblendorio
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